Il paradiso degli animali di David James Poissant

Il mondo del racconto è impietoso: non puoi permetterti troppi errori, devi condensare ogni gesto, ogni descrizione, ogni dialogo, fare in modo che ogni parola sia essenziale. Il lettore non ha tempo di adattarsi alla storia, alla trama; ci si trova nel mezzo, girando pagina. Deve immergersi all’inizio di ogni racconto e riemergere alla fine, di continuo, fino alla fine del libro. David James Poissant, in questo senso, è  un istruttore perfetto, una guida sapiente e silenziosa, che riesce a farti superare la paura della profondità con un semplice invito: lascia la presa e buttati, leggi.

All’inizio è come seguire una corrente placida, ti lasci trasportare, galleggiando su un fiume che assomiglia a uno di quei serpenti verdi che si snodano nei territori infiniti degli States. Mentre l’acqua ti porta ad attraversare il paesaggio, ne assorbi le storie. Ti senti protetto dai volti rassicuranti di personaggi che sono come la gente che ti circonda, né più né meno. Il 99% degli Stati Uniti d’America (e del mondo) è composto dalla vastità quasi insopportabile della vita banale, dell’arrancare per la sopravvivenza. Te ne accorgi quando ti ritrovi a vagare in auto per tutti quegli Stati di cui tendiamo a dimenticarci, quando pensiamo al Nord America.  Vieni avvolto dal torpore del limite di velocità, la strada scorre sotto le ruote, sempre uguale; conti i diner, i fast food, le pompe di benzina, le case isolate con i fienili poco distanti, poi ancora i fast food. In fondo non è poi così diverso che attraversare una statale nel Nord Italia o un’autostrada nel cuore dell’Europa. Ci siamo dentro tutti, l’unione fa la forza. Nuotare non è mai stato così facile.

All’improvviso, un dettaglio maestoso del paesaggio ti risveglia: un fiume, un ponte che si getta sulla riva opposta, una nuvola, il passaggio di un cervo, un volatile che plana al centro della strada, su una carcassa. Nei luoghi di Poissant la natura è così, vicina e nitida come in un documentario della National Geographic ma allo stesso tempo misteriosa, impenetrabile, angosciante come nei racconti dei marinai, quando si credeva che la terra fosse piatta. La natura è la banalità che trasforma in visione, in rivelazione improvvisa per l’uomo contemporaneo, distrutto dal verme della tecnologia, del tempo che corre, dalle sale d’aspetto degli ospedali, dai sogni che si infrangono sul pavimento;  è qualcosa che conosciamo bene ma che abbiamo perduto, un ricordo che pensiamo di poterci lasciare alle spalle, ma è un’illusione che non dura molto.

Perciò, mentre l’occhio scorre sulle pagine, divora righe e righe, ad un certo punto incontra la resistenza dell’abisso. C’è qualcosa che ti fa fermare sulla soglia del racconto, ti fa titubare; una sottile sensazione di pericolo, dove l’acqua è troppo alta, dove non si tocca più e ci sono troppi metri che separano il tuo corpo che galleggia e i pesci là sotto. Osservi e ti senti osservato, fino a che non decidi di immergerti. Ed è in quei due o tre secondi che passano tra la percezione nitida della luce del sole sulla pelle e la sensazione di freddo  mentre il corpo scivola sott’acqua, è in questo brevissimo lasso di tempo che sta la forza della scrittura di Poissant.

Il paradiso degli animali, David James Poissant, traduzione di Gioia Guerzoni – NN Editore, pp. 304, € 17,00

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